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Come si svolge il parto

L'inizio del travaglio (periodo prodromico)
 
Il parto rappresenta il momento in cui mamma e bambino da un solo corpo diventano due.

Il primo distacco comincia da qui ed è quindi importante che il primo modello di separazione tra madre e figlio lasci in entrambi sensazioni e ricordi positivi, poiché probabilmente influenzerà tutte le separazioni successive.

Il distacco avviene tra due persone, il parto avviene con due persone!
Nel parto il bambino è non solo presente, ma un fattore critico per la buona riuscita dello stesso.

L'inizio del travaglio comincia quando la mediazione tra la posizione della madre e la posizione del bambino dia esito positivo: è importante che la madre si senta pronta a partorire e a diventare genitrice e che il bambino senta di poter essere accolto in un ambiente altrettanto accogliente dell'utero materno.

Per questo è necessario che la madre si sia preparata al momento del parto e del puerperio, che si senta protetta e curata.
 
In termini corporei questo periodo di mediazione da il via alla preparazione dell'utero al momento del parto vero e proprio: si sente l'utero molto contratto, la testa del bambino comincia a scendere verso il canale del parto, si intensificano le contrazioni Braxton-Hicks.
 
Capita a molte donne di avvertire durante gli ultimi giorni di gravidanza, sempre all'incirca alla stessa ora, un'intensificazione dei dolori e delle contrazioni: molto probabilmente la mediazione che stanno vivendo sta giungendo al suo esito e molto probabilmente il travaglio vero e proprio comincerà sempre a quella stessa ora.

Rilassatevi e parlate al vostro bambino, dovete inviargli messaggi positivi e rassicuranti: "io sono qui, il luogo in cui tu verrai è meraviglioso. Io e il papà siamo qui per proteggerti. Tutto andrà per il meglio, saremo bravissimi e io non vedo l'ora di poterti tenere tra le mie braccia".

Il travaglio

Alla fine del processo di mediazione tra madre e figlio anche il corpo risponderà passando da contrazioni non dolorose alle prime contrazioni valide; il collo dell'utero comincerà a dilatarsi, dopo essersi ammorbidito e assottigliato.

Affinché il bambino possa nascere la dilatazione deve essere massima, raggiungere cioè all'incirca i dieci centimetri.

Se la madre riceve in qualsiasi momento del travaglio messaggi negativi, se sente di non trovarsi nel posto adatto per mettere alla luce il proprio bambino, se non si sente ascoltata, protetta e rassicurata, il travaglio può risentirne negativamente.

Per approfondire
I tempi del travaglio.
Il sostegno.
Posizioni materne.

Il dolore nel travaglio e nel parto

Il parto è un'esperienza che segna la donna per tutta la vita: può darle un'estrema forza e vitalità o al contrario farla sentire incapace e inadeguata.

La donna deve sapere: perché prova dolore durante il travaglio e il parto perché è importante provare dolore che il dolore può essere intensificato da interventi esterni non necessari che il dolore può essere gestito in che modo può contrastare il dolore.

Perché si prova dolore
 
Il dolore fa parte della vita, cominciamo a provare dolore fin da piccolissimi, pensiamo alle coliche del neonato, al dolore dei primi denti che spuntano...
 
il dolore è necessario: se non lo provassimo non ci renderemmo conto di cosa avviene all'interno o all'esterno del nostro corpo.

Il dolore rafforza, ci avvisa, ci preserva.

Quando proviamo dolore istintivamente ci fermiamo, riflettiamo, chiediamo aiuto.

Nello specifico del parto, il dolore:

  1. Ci mette in uno stato di allerta, aumentando la nostra percezione interna ed esterna e quindi proteggendoci.
  2. Ci segnala che sta succedendo qualcosa e ci obbliga a cercare un luogo sicuro e protetto e a chiedere l'intervento di qualcuno.
  3. Ci segnala che stiamo compiendo un passaggio di stato: superare un'esperienza dolorosa costringe ad attivare tutte le nostre risorse e ci permette di uscirne più forti e più potenti.
  4. Il dolore costringe a perdere il controllo, a toccare il limite di sé. A perdersi, ad abbandonarsi, a lasciare il nostro vecchio Io per poter accogliere un nuovo ruolo, di dono, di offerta gratuita che è l'essere madre.
  5. Segnala la separazione e la perdita. Attiva una risposta endocrina, utile sia alla madre sia all'adattamento del bambino al mondo.
  6. Ci induce a cercare nuovi movimenti e posizioni che favoriscono la discesa del bambino nel canale del parto e la sua nascita, evitando così sofferenza materno-fetale.

Cosa aumenta la nostra percezione del dolore

Ricordiamoci che il dolore normale e fisiologico può essere reso intenso e insopportabile da procedure, eventi e interventi esterni che interferiscano con i nostri sentimenti, percezioni e sensazioni.

Cerchiamo, se possibile, di riconoscere ed evitare:

  •  Interventi esterni che non ci lascino l'opportunità di vivere naturalmente il nostro parto: il clistere (durante il travaglio l'intestino si svuota fisiologicamente da sé); l'induzione farmacologia con ossitocina (anticipa un processo che avverrebbe naturalmente in condizioni ottimali); dilatazione manuale del collo dell'utero; manovra di Kristeller; episiotomia; forcipe e ventosa; posizione supina obbligata; monitoraggio continuo; rottura provocata e precoce del sacco amniotico.
  • Mancanza di intimità e tranquillità, dovuta alle caratteristiche dell'ambiente (temperatura, colore, luminosità, ci comunica freddezza? Non ci sentiamo a casa?) e ai messaggi inviati dal personale (ci comunicano ansia? Insofferenza? Fretta? Sono stanchi? Stressati? Non si curano di noi?) Mancanza di sostegno (Ci sentiamo isolate? Ci sentiamo incomprese? Percepiamo incuria? Non ci sentiamo al sicuro? Non sentiamo protezione?)

  • Sentimenti e percezioni negativi ("Mi aspetto di dover soffrire tanto. Credo che non ce la farò. Nella mia famiglia hanno fatto tutte il cesareo quindi lo dovrò fare per forza anch'io." Ricordiamoci che il cervello non distingue tra realtà e fantasia, il messaggio inviato ottiene sempre lo stesso effetto.)

 

Come controllare il dolore

Il dolore viene controllato grazie a:

  1. Conoscenza: so cosa succederà? So come funziona il mio corpo? Come avviene il parto? Che strumenti utilizza il personale che mi assiste? etc.
  2. Consapevolezza: conosco il mio corpo, le sue risorse, i miei sentimenti, i miei bisogni? Sono in grado di riconoscerli e controllarli? etc.
  3. Sostegno delle persone importanti nella vita della donna: il mio partner è presente? Mi fido di lui? È preparato? Mi trasmette ansia o tranquillità? Posso lasciarmi andare in sua presenza o il fatto che sia presente mi disturba e mi irrigidisce? Il parto è strettamente collegato all'aspetto sessuale, sarebbe quindi sconsigliabile essere accompagnate da mamme, sorelle e zie varie...
  4. Ambiente: l'ambiente mi trasmette tranquillità, calore, familiarità? Posso lasciarmi andare qui? Sono libera di muovermi come voglio, mettermi nella posizione che più desidero? etc.
  5. Personale che assiste: il personale è preparato? Li conosco? Loro mi conoscono? Abbiamo la stessa visione del parto? Sanno cosa voglio e cosa no? Mi spiegano cosa succede e cosa hanno intenzione di fare? Mi tranquillizzano? etc.
  6. Metodi naturali: il personale o la persona che mi accompagna sa utilizzare ed aiutarmi ad utilizzare tecniche naturali di controllo del dolore, per esempio Shiatsu, riflessologia, massaggi, fiori di bach, aromaterapia, respirazione, rilassamento, affermazioni positive, etc.?
  7. Metodi farmacologici: nel caso lo desiderassi o si rendesse necessario potrei richiedere l'anestesia epidurale? Spesso basta sapere di avere una scappatoia o una possibilità di scelta perchè la percezione del dolore scemi naturalmente.
  8. Preparazione: sono preparata al parto? Il mio corpo è preparato? Accetto il mio nuovo status di mamma? Ho elaborato le mie emozioni e i miei sentimenti? So lasciarmi andare? etc.

Una buona preparazione al parto è fondamentale perché possiamo avere un buon parto. Sarebbe importante cominciare a prepararsi fin dai primi mesi di gravidanza, abbiamo 9 mesi a disposizione per lavorare su di noi, se non l'abbiamo già fatto prima, per informarci sul parto, per scegliere la struttura a cui appoggiarci, per scegliere chi ci accompagnerà, per imparare tecniche di rilassamento e di respirazione.

Non scegliamo guidate solo dalla comodità o dal caso, la vera scelta deve essere consapevole, personale, profonda, solo così potremo evitare problemi e delusioni. 

Leggi anche:
Preparazione al parto

Per approfondire:
Il Dolore del Parto. Una nuova interpretazione della fisiologia e della funzione del dolore, per la donna moderna. Metodi di analgesia naturale. di Verena Schmid

Passaggio dalla fase dilatante alla fase espulsiva
 
Quando il travaglio porta alla dilatazione completa, si giunge a una fase di transizione, alcune donne spiegano che il travaglio è come la salita di una montagna e questa fase di transizione è come un momento di riposo prima dell'ultimo sforzo necessario a raggiungere la vetta, ormai vicinissima!

Il dolore del travaglio non c'è più, le contrazioni servono infatti per dilatare il collo dell'utero, le ultime contrazioni si uniscono sempre più al bisogno di spingere e a dilatazione completa il dolore lascia il posto solo a un fortissimo bisogno di spingere, estremamente naturale (estremamente sconvolgente, se non si è adeguatamente consapevoli e preparati).

Fase espulsiva

In condizioni di fisiologia, se lasciamo fare al nostro corpo e siamo in posizione verticale, il periodo espulsivo è abbastanza rapido (in genere può durare da pochi minuti a un'ora).

Ormai il più del lavoro è stato fatto, adesso dobbiamo solo lasciarci andare: la forza che sprigiona il nostro corpo è grandissima, non dobbiamo temerla, né contrarci.

L'unica nostra priorità è lasciare che il nostro bambino possa nascere.
 
Ricordiamo che più paura abbiamo e più ci contraiamo, più il periodo espulsivo sarà lungo. 

Incontro tra mamma, papà e bimbo
 
Quando finalmente alla penultima spinta vediamo al testina del nostro piccolo la motivazione è altissima!
 
L'adrenalina e la gioia di poterlo finalmente abbracciare vi daranno la forza per dare un'ultima spinta e per riprendervi qualche secondo prima di poterlo avere tra le vostre braccia.

In pochi attimi tutti i dolori sono già dimenticati e ora potete godere del grande miracolo che avete compiuto: il vostro piccolo è lì con voi, ed è una gioia e una soddisfazione immensa!

Attaccatelo subito al seno e aspettate il più possibile a tagliare il cordone ombelicale, se volete potete anche non tagliarlo e aspettare insieme al vostro bambino il secondamento.

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Il secondamento

Il secondamento avviene con l'espulsione della placenta, del cordone ombelicale e del sacco amniotico con un'ultima spinta non dolorosa (semmai fastidiosa, se vi siete leggermente lacerate o se vi hanno tagliato). Se il vostro bambino si attacca subito al seno il secondamento sarà più veloce perché innescherà delle contrazioni dell'utero, che si tonificherà prima e meglio.

Prodotti utili:
Assorbenti dopo parto 30 pezzi

Libri consigliati:
Gravidanza e parto secondo natura
Epidurale
Dalla grande madre al bambino
La nascita estatica
Manuale di sala parto